“Da figlia ritengo che mio padre sia stato oltraggiato anche da morto”. Le parole di Lucia Borsellino su Radio 1 Rai.
Sono passati 32 anni dalla strage di via D’Amelio, nella quale il magistrato Paolo Borsellino fu ucciso insieme con cinque agenti della scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
In un’intervista a Radio 1 Rai, Lucia Borsellino parla di depistaggio e dichiara che il padre è stato “oltraggiato anche da morto e non lo meritava. Più va avanti questa storia, più ci rendiamo conto di quanto le indagini siano state condotte male e quanto questo depistaggio sia riuscito in fondo, perché ci stanno volendo 32 anni”, che forse aumenteranno, per “riuscire quantomeno a fare una ricostruzione storica di quel periodo così buio”.
Il 19 luglio 1992 il giudice antimafia Paolo Borsellino venne ucciso in un attentato di stampo terroristico-mafioso per mano di Cosa Nostra. “Nei primi tempi abbiamo veramente deposto tutta la nostra fiducia sulle istituzioni perché ritenevamo e siamo tuttora convinti che di fronte a eccidi di questo genere l’intero Stato italiano deve indignarsi. Non può rimanere inerme”, continua Lucia Borsellino nell’intervista rilasciata a Rita Pedditzi.
Lo Stato “deve mettere in atto tutte le sue forze migliori per riuscire a capire quello che realmente è successo a distanza di soli 57 giorni dalla strage di Capaci”, in cui perse la vita il giudice Giovanni Falcone. Anche questo fu un attentato terroristico mafioso che viene attribuito a Cosa Nostra. Si verificò il 23 maggio 1992 e insieme a Falcone vennero uccisi la moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrata, e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
Nella strage di Capaci vennero ferite 23 persone, tra cui gli agenti Paolo Capuzza, Angelo Corbo, Gaspare Cervello e l’autista giudiziario Giuseppe Costanza. Dopo 32 anni, dichiara ancora la figlia di Borsellino, Lucia, “abbiamo assistito a uno scempio della verità perché quello che poi si è configurato come il depistaggio più grave della storia della nostra Repubblica, in realtà è tuttora in atto e non siamo ancora nelle condizioni di poter capire quello che è realmente successo”.
Tutti conoscono Paolo Borsellino come un giudice integerrimo, ma solo Lucia lo conosce come padre: “È la persona che mi ha dato l’amore più grande e incondizionato che io potessi ricevere. La cosa che posso dire di lui è che ci diceva “grazie”, così come lo diceva anche a mia nonna. Pensare che un padre dica grazie ai propri figli è qualcosa di straordinario e significa che era un uomo che aveva perfettamente la consapevolezza dei propri limiti, che era un uomo umile e che tutto avrebbe immaginato, tranne che dovere assurgere a persona straordinaria per il semplice fatto di avere fatto il suo dovere”.
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