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La storia della bambina di tre anni contesa durante una guerra di camorra

La vicenda della bambina è al centro di un’inchiesta anti camorra che ieri ha portato carabinieri ed Antimafia ad arrestare nove persone.

Una guerra di camorra in atto, cortei di persone armate, pestaggi e minacce di morte. È lo sfondo di una storia incredibile che ha per protagonista una bambina di appena tre anni. Figlia di un boss del rione “Ponticelli” di Napoli e di una ragazza costretta, insieme ai suoi genitori, a “consegnare” quasi ogni giorno la piccola alla famiglia criminale. In totale assenza di qualsiasi regolamentazione giudiziaria.

A Napoli una bambina contesa durante la guerra di camorra – inews24.it

I carabinieri, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) partenopea, hanno arrestato ieri mattina nove persone. Sedici in totale gli indagati, accusati a vario titolo di atti persecutori, lesioni personali e detenzione e porto in luogo pubblico di armi, aggravati dal metodo mafioso. “All’esito delle indagini – hanno fatto sapere i militari in una nota – è emerso che gli indagati hanno fatto ricorso ad imposizioni, progressivamente divenute più intimidatorie e prevaricatrici, affinché venisse loro garantito l’affidamento di una bambina“.

La bimba è nata a marzo 2021 da una relazione tra il rampollo del clan De Martino o “XX” e una donna. I due si sono allontanati già durante la gravidanza. Il boss, infatti, già allora aveva una relazione con un’altra donna da cui ha avuto un’altra bambina. Alla nascita della piccola, però, è cominciato l’incubo: “Dovevamo sottostare a loro, alle loro leggi e al loro modo di pensare”. In un caso, la piccola è stata male e la madre ha deciso di farla rimanere a casa a riposare dopo un mal di pancia. Raggiunta dal padre, la donna è stata picchiata in strada.

In un’altra occasione la ragazza e sua madre sono state aggredite brutalmente da un gruppo di donne mentre i nonni paterni restavano a guardare con la nipotina tra le braccia. Nella gang anche l’attuale compagna del boss. Una violenza inaudita preceduta da minacce via Facebook. In un video, le donne si sono presentate sotto casa della ragazza dicendo: “Siamo venute giù al tuo palazzo, non ti abbiamo trovato ma ti troveremo”. E così è stato.

E ancora: la mamma della piccola è stata minacciata con una pistola puntata alle gambe: “Io devo vedere mia figlia – avrebbe detto in quell’occasione il capoclan – allora non hai capito cosa succede. Niente per me, niente per nessuno. E se ti metti con un altro, uccido a te e a lui”. Dopo l’arresto del boss, ad agosto 2023 per reati di camorra, la situazione è diventata, se possibile, ancor più insostenibile.

La mamma e i nonni erano costretti a consegnare la bambina ai nonni paterni praticamente ogni giorno. L’incontro avveniva in un parcheggio e l’arrivo della famiglia era accompagnato da una scorta di quattro uomini armati che viaggiavano in scooter. In quel periodo l’area di Ponticelli, quartiere della zona est di Napoli, era flagellata da uno scontro tra famiglie criminali. Omicidi, gambizzazioni, sparatorie e attentati erano all’ordine del giorno. Tra i clan in lotta anche i De Martino, che proprio per quel motivo non potevano allontanarsi troppo dalla loro zona d’influenza.

La bambina contesa e le minacce della camorra

Negli atti dell’inchiesta si legge che qualsiasi ritardo o mancata “consegna” della piccola, era punito con gravissime minacce anche telefoniche e via messaggi. “Qua comando io e devi fare tutto quello che dico io. – avrebbe detto il nonno paterno della bimba, anch’egli al vertice del clan, alla nonna materna – Ti do fuoco a te e alla macchina”. Di tutto ciò che avveniva “fuori” era informato anche lo stesso boss in carcere. Che avrebbe costantemente comunicato con l’esterno attraverso uno smartphone e quindi un profilo Instagram, forse grazie alla complicità di una guardia carceraria.

I carabinieri hanno arrestato nove persone – inews24.it

Dopo mesi di terrore, pestaggi, minacce ed intimidazioni, il padre ed i nonni paterni hanno presentato anche dei ricorsi giudiziari, uno al Tribunale per i Minorenni di Napoli e un altro a quello di Nola. L’incubo per la ragazza e i suoi genitori potrebbe essere terminato ieri, con i militari che hanno eseguito l’ordinanza firmata dal gip di Napoli.

Francesco Ferrigno

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